Un nuovo percorso

LA LUCE NASCOSTA, LA LUCE RICERCATA, SORPRENDENTE MA ANCHE INASPETTATA.


Ci sono quei momenti in cui ti fermi a pensare, momenti che sono necessari durante un viaggio fotografico. Non sempre le cose vanno come vorremmo e non sempre ci sia aspetta determinate cose; Nel mio caso l'estate del 2014 è stata il punto di rottura con il mondo della fotografia sociale o per meglio dire, il punto di rottura con il mio approccio ad essa. Pensavo che questa potesse andare oltre l'apparire e l'essere foto di apparenza... pensavo di parlare, inoltre, con un pubblico che avesse voglia di condividere un qualcosa ma ben presto mi resi conto che no, dietro c'era il vuoto. La ricerca del solo apparire mascherata finemente e con furbizia "volpesca" da buoni propositi!

In questo periodo di profonda riflessione, in cui pensavo addiruttura di chiudere con la fotografia assieme ad altri tre amici veramente appassionati di paesaggio, dissi << Ragazzi, partiamo per due giorni di fotografia, come sempre, solo che questa volta preparatevi a camminare sotto l'acqua ed al freddo! >>.

Probabilmente la maggior parte dei fotografi ci avrebbe preso per pazzi: In alta quota, sotto l'acqua (e al temporale), al freddo, bagnati fradici per cercare la luce perfetta o per come preferisco chiamarle io, "le ombre perfette".Partimmo di prima mattina con davanti un cielo nero (a tratti grigio) carichi di aspettative ma anche un po’ di paura di non portare a casa nulla. Non ci importava!
Arrivati al parcheggio pioveva bene e dopo esserci caricati in spalle degli zaini che probabilmente farebbero impallidire un fisiatra (mi ricordo bene Paola che aveva un peso pari ad un terzo del suo corpo e lo zaino lungo metà ), ci ricoprimmo con delle mantelline anti-acqua e via, carichi di tende e quant'altro per poter resistere per due giorni al freddo e all'umido. Furono quattro ore infernali prima di giungere al primo rifugio (l'unico) e non vi nego che presi dallo sconforto di un incessante pioggia fu una visione ... paradisiaca!


Eravamo così fradici di sudore dentro (le mantelline non sono traspiranti) e di acqua fuori che il nostro unico obbiettivo era quello di riscaldarci con della zuppa calda e così, senza pensarci due volte decidemmo di riposarci al caldo della stube.
Mancavano cinque ore al tramonto e bisognava capire cosa fare, io con me avevo due cambi d’abito completi e con Manolo eravamo decisi a salire di quota almeno per un'altra oretta in modo da portarci verso un buon punto di scatto (il rifugio era in un gelida ed ombrosa conca) ma Andrea stava poco bene e Paola era allo stremo delle forze, così, prendemmo la decisione di separarci. Paola ed Andrea in rifugio mentre io e il “cinghiale” in tenda nei pianori sopra alla conca a circa un ora di cammino.

Partititi, io e Manolo iniziammo a trovarci fra i nebbioni, l’acqua e la prima neve che scendeva pochi metri sopra a noi, emozioni a non finire e la consapevolezza di aver fatto la scelta giusta perché di li a poco iniziò il più bel pomeriggio della mia storia fotografica! Smise di nevicare e piovere e il cielo si aprì, raggi di luce ogni dove. Potevamo montare la tenda, anche se una manza al pascolo aveva deciso di calpestarcela.
Appena montata la tenda mancavano solo due ore al tramonto e scorgemmo Paola ed Andrea che risalivano il pendio, avevano recuperato le forze e così il gruppo era riunito!Inutile dire che eravamo contenti tutti e quattro ed inoltre, come per magia, iniziò la danza della luce di un tramonto senza fine. Assistemmo al raro fenomeno dello specchio di Broken, mentre nebbie dorate ci avvolgevano e si muovevano danzando davanti a noi ricreando uno spettacolo infinito. Emozioni che si susseguivano, e che noi cercavamo di catturare incessantemente con le nostre macchine fotografiche.



La luce più bella mai vista assieme a dei veri appassionati di fotografia di paesaggio... insomma, cosa volere di più? Semplicemente nulla! Anzi, un bel wurstel nostra fida cena che ci accompagna ancora oggi nelle nostre avventure. SPETTACOLO!

Verso sera, in mezzo alle nebbie nacque anche la foto che considero essere una fra la mie migliori e che ho intitolato “DIAMANTE”, in cui la cima dolomitica in fronte a me, durante il tramonto si illuminò di una luce dorata e molto intensa, ricreando esattamente ciò che per me era stata quella giornata: POTENZA, MISTERO, FASCINO E L’INFINITA DOLCEZZA DELLA MONTAGNA.



La notte, la via lattea, e l’alba sono un'altra storia.

Grazie a tutti quelli che si fermeranno a leggere questo racconto.